Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di elio (del 14/09/2007 @ 12:43:45, in Storia, linkato 724 volte)
100 Anni di Bakelite
1907-2007

Un particolare ringraziamento ad Anouk Van De Velde, fervente appassionata di questo "splendido materiale", Anouk abita a Gent(Gand) nella città natale di Leo Baekeland.

Grazie Anouk.

Leo Hendrik Baekeland







1907-2007

100 Anni di Bakelite
Grazie Leo.

Leo Hendrik Baekeland

la spilla del centenario




 
Di elio (del 06/06/2007 @ 16:11:03, in Storia, linkato 380 volte)
Nel lontano 1930 i fratelli Paul e Joseph Galvin produssero la prima autoradio della storia, a cui diedero il nome Motorola per simboleggiare il concetto di "Sound in Motion".

Nel 1947 Motorola divenne il nome dell'azienda dei fratelli Galvin. La Motorola dal 1928 a oggi ha posto diverse pietre miliari nel campo della comunicazione via radio. La sigla della prima Autoradio era 5T71: per installarla era necessario lavorare in due per due giorni, con costi complessivi di 150 dollari (in un periodo in cui un'automobile ne costava 650…). Le prime autoradio furono montate su modelli Ford e Chrysler, modificando completamente il primitivo impianto elettrico che serviva esclusivamente il motore e le luci, e veniva installato un unico speaker in carta, solitamente sotto il cruscotto.

Nel 1932 venne costruita la prima autoradio europea, firmata Blaupunkt (modello AS 5). Questo marchio nacque a Berlino nel 1923, con nome "Ideal", e si occupava della produzione di cuffie acustiche: ogni pezzo prodotto veniva sottoposto ad accurati controlli e quindi contraddistinto con un "Punto blu" che ne attestava la qualità. Questo simbolo, sinonimo di elevato livello qualitativo, diede nel 1938 il nome all'azienda, che già dal 1933 faceva parte del gruppo Bosch. Blaupunkt ha realmente contribuito a "fare la storia" dell'autoradio (basti pensare che dagli anni '30 ha prodotto ben 100 milioni di sorgenti), raggiungendo risultati fondamentali per lo sviluppo del settore: la prima autoradio prodotta in Europa (1932), la prima autoradio a onde corte (1952), la prima autoradio stereo (1967) e il primo ricevitore di notizie sul traffico (1974).

La AS 5 del ‘32, di cui si è accennato, era un voluminoso apparecchio AM che richiedeva circa dieci litri di spazio e, dato che non esistevano delle antenne specifiche, si avvaleva di un normale cavetto per antenne posizionato sotto al tetto dell'auto o sotto al predellino. Proprio per le necessità di spazio, questo progenitore dell'autoradio non poteva essere sistemato vicino al guidatore, per cui veniva installato nel bagagliaio e comandato con un comando posto sul piantone dello sterzo (!). Questa autoradio costava 465 marchi, un terzo del prezzo di acquisto di un'utilitaria.

Il transistor

La Bell Telephone tra il 1947 ed il 1948 produsse il primo transistor, che ben presto soppiantò le valvole perché più veloce, affidabile e meno assetato di corrente. Nel giro di pochi anni l'affidabilità dei transistor crebbe esponenzialmente, e l'autoradio fu un apparecchio che poté trarre grande giovamento dall'utilizzo di questi componenti. Mentre per la sezione tuner e di amplificazione i transistor si rivelarono la scelta giusta, per le funzioni di memorizzazione era invece ancora presto: i due classici pomelli, uno per il volume l'altro per la sintonia, continuarono a rappresentare uno standard ancora per qualche decennio, durante il quale apparvero alcuni modelli Grundig in grado mi memorizzare le stazioni radio per mezzo di una complessa funzione completamente meccanica.

In questo periodo le Autovox e le Voxon sono state l'oggetto del desiderio, come oggi lo sono le sorgenti che integrano video, navigatore ed Mp3.

La Becker già alla fine degli anni ‘40 si occupava di autoradio, "firmando" l'impianto audio delle grandi Mercedes e delle sportive Porsche, simbolo della rinata industria tedesca.
E' il 1948 l'anno in cui l'azienda presenta ufficialmente il primo prodotto commerciale: si tratta dell'ormai storica Aerophon, un dispositivo di ricezione radio. Con l'arrivo degli anni '60 la storia di Becker subisce un'accelerazione decisa e definitiva, e vengono introdotti sul mercato prodotti che segnano la strada del car audio moderno. C'è un modello, in particolare, che superò un confine psicologico e tecnologico: si tratta della Montecarlo, la prima autoradio ad essere realizzata completamente a transistor.

Il circuito integrato e la tecnologia digitale

Dai transistor si passò in seguito ad una tecnologia più sofisticata e potente: per merito dell'italiano Federico Faggin, nacque infatti il primo microprocessore che darà nuovo impulso a tutto il settore elettronico sotto ogni aspetto. Grazie alla nuova tecnologia, aumentarono le prestazioni, la potenza di calcolo e le funzioni disponibili: da questo momento in poi, le autoradio saranno in grado di ricercare le stazioni radio e memorizzarle.

Philips detiene numerosi brevetti, tra questi quello della musicassetta, di successo immediato e clamoroso: le prime autoradio con lettore di cassetta segnarono una svolta importante, e da questo momento le varie aziende proposero meccaniche sempre più affidabili e avanzate.
Nel 1975 la Becker presentò la prima meccanica autoreverse, destinata alle auto tedesche. Mentre le sfide continuavano a colpi di sintonizzatori con 18 memorie, equalizzatori a cinque bande, funzione Dolby e ricerca brano per le audio cassette, una nuova rivoluzione era ormai alle porte: il Cd Audio. I primi esemplari di sinto CD costavano 1.800.000 delle vecchie lire, e stiamo parlando della prima metà degli anni ‘80!
Il primo frontalino estraibile fu inventato dalla ditta italiana Bensi nell'anno 1980: questa prima implementazione presentava però alcuni problemi dovuti a falsi contatti, disturbi ed ad un calo di qualità di segnale dell'apparecchio.

Il ruolo dei marchi giapponesi

Nel 1980, con il miglioramento degli scambi commerciali e l'abbattimento dei costi di produzione derivante dalle catene di montaggio, giunsero sul mercato italiano le prime sorgenti orientali. Sebbene i giapponesi spesso cercano di imitare lo stile europeo producendo degli oggetti senza storia, in fatto di sorgenti seppero capire le esigenze sia di un'utenza avanzata che di un'utenza giovane e squattrinata. Ben presto i marchi orientali si imposero sul mercato con modelli azzeccati e costi contenuti. Sony, Kenwood e Pioneer si sono subito contese gran parte della clientela, con rapporti prestazioni/prezzo sempre più spinti, che rendevano il mercato molto ostico per la concorrenza europea, di fatto hanno accelerato il progresso tecnologico.

E' il 1967 quando il Gruppo ALPS Electric, uno dei nomi più importanti tra i produttori giapponesi di componentistica elettronica, crea una joint-venture con Motorola per lo sviluppo di un marchio di prodotti specifici per il car audio: Alpine.
Anche se 25 anni fa parlare di hi-fi su quattro ruote era ancora pionieristico, da subito l'impegno forte della neonata Alpine fu proprio quello di portare, anche in auto, i suoni e le emozioni di un ascolto reale e fedele all'originale. Per arrivare a ciò, l'attenzione fu subito concentrata da una parte alla progettazione di sorgenti, dall'altra allo studio della interazione tra gli stessi suoni e la struttura fisica dell'auto. I risultati non si fecero attendere: negli anni ‘80 e ‘90 i prodotti dell'azienda giapponese rappresentarono il punto di arrivo per qualsiasi appassionato, e ancora oggi il marchio è tra i leader del mercato più esigente.
Anche Pioneer ha i suoi primati, molti dei quali riguardano il digitale: il contributo di questo marchio ha portato al Laser Disc, il lettore DVD e il display al plasma, che rappresentano le più recenti novità anche nel campo dell'intrattenimento in auto.
Se esistesse una classifica ipotetica sui marchi e i prodotti che hanno scritto la storia dell'alta fedeltà, a Nakamichi spetterebbe sicuramente una delle migliori posizioni, soprattutto per merito delle straordinarie macchine realizzate per la riproduzione delle audiocassette. L'azienda ha prodotto modelli sempre più sofisticati, sfruttando l'esperienza accumulata nel settore home, in cui aveva raggiunto la leadership nel mercato più esigente.
Nel 1990, infine, Nakamichi ha lanciato sul mercato la prima meccanica per CD-changer Music Bank, presentando la prima autoradio con cambiaCD integrato a ben 6 dischi.

Verso la multimedialità

Un vero e proprio scossone nel mondo dell'hi-fi car è arrivato con l'ultimo nato di casa Blaupunkt, il Radiophone, vero e proprio modello di perfetta integrazione fra tecnologia per autoradio e telefonia mobile. Questo dispositivo, oltre ad un microfono per la viva voce e ad un'antenna combinata, non richiede nessun altro accessorio per l'installazione. La radio e il telefono possono essere "comandati" a voce grazie al Voice Control System che, eliminata la necessità di togliere le mani dal volante, rende la guida molto più sicura, venendo perfettamente incontro alle esigenze degli automobilisti, sempre più orientati verso prodotti tecnologicamente sofisticati ma facili da usare. La Blaupunkt ha precorso i tempi anche con il TravelPilot, il primo sistema di navigazione stradale, presentato dall'azienda nel 1989 e diventato la base di partenza per la creazione e lo sviluppo di altri sistemi del genere, fino ad arrivare alla nascita del sistema Dinamico Auto Pilot (DynAPS) che, nella scelta del percorso migliore, tiene conto in tempo reale della situazione del traffico.
La navigazione è un settore in cui Becker ha saputo produrre modelli di grande pregio, come il Mexico Professional, uno dei primi sintodeck a proporre un doppio tuner RDS, o anche il Mexico CD 4337, strepitoso nelle prestazioni e austero ed elegante nel design, o ancora per arrivare ai nostri giorni il completissimo Traffic Pro in grado di riunire nello stesso chassis a norme DIN un lettore CD, un sinto RDS, un potente navigatore satellitare dell'ultima generazione, il tutto regolato da una memoria RAM degna di un PC. Il prossimo passo dell'azienda ha il nome di Traffic Pro On Line, un computer in grado di assolvere al compito di centrale multimediale al servizio dell'automobilista. L'introduzione del PC in auto, con annesse le possibilità offerte dall'hard disk, l'Mp3, il DVD e internet, rappresenta la strada su cui si stanno attualmente muovendo tutte le aziende: presto il nome “autoradio" comincerà a stare stretto a prodotti così sofisticati…

fonte: http://www.mariohifi.it
 
Di elio (del 26/04/2007 @ 18:24:44, in Storia, linkato 1542 volte)
"Ovunque si senta rumore di ingranaggi, ovunque donne si pavoneggino nello sfolgorio di luci elettriche, ovunque una nave solchi le acque o un aereo fluttui nell'azzurro ovunque la gente viva, nel senso della parola proprio del XX secolo, là troverete la Bakelite a svolgere il suo durevole servizio."

John Kimberly Mumford, in TheStory of Bakelite, New York, 1924

Il dottor Leo Baekeland, "II padre della plastica", morì nel 1944. Belga di nascita, era diventato poi un vero americano. Scienziato appassionato, nei suoi diari e nelle sue conferenze amava filosofeggiare su questioni morali, religiose e letterarie così come esse gli si presentavano alla mente. Rifuggiva dalla pubblicità, eppure la sua immagine apparve sulle copertine di tutte le riviste importanti. Fece le sue scoperte nella. solitudine del suo laboratorio privato, ma esse ottennero riconoscimenti su scala mondiale. Il suo infallibile istinto economico andava di pari passo con I'avversione per la ricchezza ed il lusso che esso gli procurò. Nel 1983, quando a Baekeland fu assegnato un posto nella "Business Hall of Fame", la famiglia aveva già, da tempo liquidato la sua società ed aveva consumato gran parte della fortuna da lui realizzata. Ma non vi fu niente di paradossale nel successo della bakelite, il prodotto al quale Baekeland diede il proprio nome: alla sua morte, la produzione mondiale di bakelite superava le 175.000 tonnellate.

Baekeland nacque a Gand il 14 novembre del 1863. Il padre era un calzolaio, e dunque il suo futuro sembrava già tracciato; ma la madre, resasi conto delle capacità intellettuali del figlio, riuscì a dare alle cose una svolta decisiva prima che fosse troppo tardi. Baekeland andò al ginnasio (Atheneum), studiando di sera la chimica inorganica. Qualche anno dopo, una borsa di studiò gli consentì di studiare scienze all'Università di Gand, dove conseguì il dottorato in giovanissima età. In seguito, insegnò per qualche tempo presso la scuola di tirocinio per insegnanti (Staatsnormaal school) della sua città natale. AI tempo stesso, cosa questa più importante, lavorò temporaneamente come assistente di chimica per il Professor Theodore Swarts. Fu Swarts che lo introdusse alla ricerca di Adolf VonBayer, lo scienziato tedesco che già nel 1 870 aveva cominciato a lavorare sulla composizione delle resine sintetiche. Furono così poste le basi per la scoperta che egli avrebbe poi realizzato. Molti anni dopo, nel1931, in una conferenza dal titolo "Sogni e realtà" presso la Johns Hopkins University, Baekeland avrebbe dato di quello storico incontro un'interpretazione umoristica: "All'università, la mia scoperta più importante fu che il mio anziano professore di chimica aveva una figlia molto attraente.

Il che portò alla naturale successione degli eventi" da assistente a genero. La prima ricerca di Baekeland ebbe per oggetto lo sviluppo delle lastre fotografiche. Nel 1887 riuscì a trattarle in modo tale che lo sviluppo avveniva dopo averle immerse in acqua. Con questo brevetto cui centinaia avrebbero fatto seguito diede inizio alla sua prima attività commerciale.






Due anni dopo aveva raggiunto una posizione economica tale da consentirgli di proseguire le ricerche negli Stati Uniti, paese che non avrebbe mai più abbandonato. Dopo aver lavorato per breve tempo in una ditta di materiali fotografici, impiantò come chimico un'attività in proprio e fece la scoperta che gli avrebbe permesso di dedicarsi alla composizione delle resine sintetiche per il resto dei suoi giorni: una carta sensibile che poteva essere sviluppata alla luce artificiale. Fino ad allora, lo sviluppo veniva effettuato alla luce del sole, con il risultato che, dato che la luce naturale è praticamente impossibile da regolare, ogni stampa era diversa dall'altra. Baekeland vendette la sua invenzione, la Velox Photographic Printing Paper (carta sensibile Velox) alla Eastman Kodak Company, e, con il ricavato, pote ritirarsi indisturbato nel suo laboratorio privato di Yankers, nei pressi di New York. Lì, nel 1907, inventò la bakelite, la prima resina total mente sintetica.

La bakelite è il prodotto della reazione tra il fenolo, distillato del catrame di carbone fossile, e la formaldeide, preparato chimico che si ottiene dall'alcool metilico. Tale reazione ha luogo ad alte temperature in una caldaia a tenuta d'aria ed è accelerata da un catalizzatore, che non si combina con i due componenti. La reazione dà come primo risultato una massa appiccicosa che però, versata su una superficie liscia, inizia subito a indurirsi, formando una fragile lastra di colore piuttosto pallido, resinoso. Questa viene poi ridotta in polvere, e addizionata con riempitivi quali, ad esempio, I'asbesto, la mica, la farina di legno, il cotone e la carta.




Tali sostanze aumentano la resistenza al calore, riducono la porosità e danno una colorazione al prodotto. Dopo essere stata setacciata e passata attraverso delle tramogge, la miscela viene fatta passare fra due rulli metallci riscaldati, da cui fuoriesce sotto forma di foglio sottile. Viene quindi nuovamente frantumata, tutte le particelle metalliche sono eliminate mediante una calamita. In questa forma granulare, il composto è pronto per essere convertito nel prodotto finito, ed i granuli vengono spesso compressi in tavolette di peso uniforme per facilitarne l'uso.

Il prodotto finale si ottiene ponendo il composto in uno stampo metallico alla temperatura di circa 150° C. Lo stampo viene poi chiuso e sottoposto ad una pressione "pari a sedici locomotive messe l'una sull'altra. Il calore e la pressione fanno fondere la polvere da stampaggio che riempie completamente lo stampo.. Il materiale viscoso indurisce in un tempo che va dai cinque ai dieci minuti, dopodiché può essere tolto dallo stampo. Infine, se necessario, vengono eliminate le impurità. Con un altro metodo, la bakelite fluida viene compressa in uno stampo che è già chiuso, prevenendo così la formazione delle impurità che nel primo metodo si vengono a creare quando si chiude lo stampo dopo l'aggiunta della polvere da stampaggio.
Nella conferenza dal titolo "Sintesi, costituzione ed usi della bakelite", Baekeland spiegava dettagliatamente come fosse giunto alla sua invenzione dopo anni ed anni di esperimenti compiuti da altri scienziati. Alla fine Baekeland riuscì a realizzarla poiché provocò la reazione tra fenolo e formaldeide ad una temperatura di oltre 100°C. I suoi predecessori non avevano avuto il coraggio di farlo, "per il semplice motivo che, se la massa iniziale viene riscaldata a temperatura troppo elevata, emette prodotti gassosi, composti essenzialmente di formaldeide; ciò ,produce nella massa delle bolle, rendendola spugnosa, porosa e inadatta ad usi commerciali". Baekeland risolse il problema "usando una pressione di compensazione esterna". Dunque non deve sorprendere che chiamasse il primo brevetto di questa invenzione "brevetto a calore e pressione". Pochi mesi dopo, nel luglio 1907, il nome "Bakelite" venne protetto da un secondo brevetto.

Parallelamente, ricerche affini a quelle di Baekeland venivano condotte dall'ingegnere elettrotecnico inglese James Swinburne, che, nel 1904, aveva creato a tale scopo la Fireproof Celluloid Syndicate. Quando egli decise di brevettare invenzioni analoghe, scoprì che il collega belga lo aveva appena battuto sul tempo. Tuttavia, egli riuscì a produrre una resina sintetica utilizzabile come lacca molto dura, e le prospettive commerciali del prodotto furono talmente buone che nel 1910 Swinburne trasformò la propria ditta nella Damard Lacquer Company. Nel 1927, assieme ad altre due ditte britanniche, entrò in collaborazione con ij suo ex "rivale". Nacque così una società che, sotto il nome di Bakelite ltd., sfruttò i brevetti di Baekeland in Gran Bretagna.
Nel 1928 venne presentata una nuova resina fenolica. Le ricerche preliminari su questo nuovo tipo di bakelite erano state svolte dal tedesco Raschig. Questa "resina fenolica fusa" si basava sostanzialmente sul procedimento originale, salvo che non era necessario aggiungere riempitivi, in quanto il processo di indurì mento avveniva a temperature più basse (70°80°C) ed in un arco di tempo più lungo. Allo stato solido, la resina non ha il colore nero o scuro che ci è familiare, ma rimane trasparente. Nel corso del processo è possibile aggiungere pigmenti ed il prodotto finale può essere lucidato. Questa "resina fenolica fusa" viene spesso utilizzata per realizzare prodotti decorativi, quali scatole ornamentali, gioielli e componenti per lampade.
Il successo Il 16 maggio 191 3, la American Chemistry Society conferì a ,Baeke!and la Williard Gibbs Medal, un riconoscimento prestigioso da parte dei suoi colleghi, professionisti. In quella occasione, il chimico W.D. Richardson pronunciò un discorso nel quale, riferendosi al "genio del Dott. Baekeland diceva: "Ogni volta che egli ha fatto una scoperta, non si è accontentato della scoperta in se, per quanto essa fosse importante”

Tratto dal libro
" BAKELITE materiale per mille usi" della collezione Becht a cura di Rob Perrée - De Luca Editori
 
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