\\ Home Page : Articolo : Stampa
Da Baekeland alla Bakelite
Di elio (del 26/04/2007 @ 18:24:44, in Storia, linkato 1542 volte)
"Ovunque si senta rumore di ingranaggi, ovunque donne si pavoneggino nello sfolgorio di luci elettriche, ovunque una nave solchi le acque o un aereo fluttui nell'azzurro ovunque la gente viva, nel senso della parola proprio del XX secolo, là troverete la Bakelite a svolgere il suo durevole servizio."

John Kimberly Mumford, in TheStory of Bakelite, New York, 1924

Il dottor Leo Baekeland, "II padre della plastica", morì nel 1944. Belga di nascita, era diventato poi un vero americano. Scienziato appassionato, nei suoi diari e nelle sue conferenze amava filosofeggiare su questioni morali, religiose e letterarie così come esse gli si presentavano alla mente. Rifuggiva dalla pubblicità, eppure la sua immagine apparve sulle copertine di tutte le riviste importanti. Fece le sue scoperte nella. solitudine del suo laboratorio privato, ma esse ottennero riconoscimenti su scala mondiale. Il suo infallibile istinto economico andava di pari passo con I'avversione per la ricchezza ed il lusso che esso gli procurò. Nel 1983, quando a Baekeland fu assegnato un posto nella "Business Hall of Fame", la famiglia aveva già, da tempo liquidato la sua società ed aveva consumato gran parte della fortuna da lui realizzata. Ma non vi fu niente di paradossale nel successo della bakelite, il prodotto al quale Baekeland diede il proprio nome: alla sua morte, la produzione mondiale di bakelite superava le 175.000 tonnellate.

Baekeland nacque a Gand il 14 novembre del 1863. Il padre era un calzolaio, e dunque il suo futuro sembrava già tracciato; ma la madre, resasi conto delle capacità intellettuali del figlio, riuscì a dare alle cose una svolta decisiva prima che fosse troppo tardi. Baekeland andò al ginnasio (Atheneum), studiando di sera la chimica inorganica. Qualche anno dopo, una borsa di studiò gli consentì di studiare scienze all'Università di Gand, dove conseguì il dottorato in giovanissima età. In seguito, insegnò per qualche tempo presso la scuola di tirocinio per insegnanti (Staatsnormaal school) della sua città natale. AI tempo stesso, cosa questa più importante, lavorò temporaneamente come assistente di chimica per il Professor Theodore Swarts. Fu Swarts che lo introdusse alla ricerca di Adolf VonBayer, lo scienziato tedesco che già nel 1 870 aveva cominciato a lavorare sulla composizione delle resine sintetiche. Furono così poste le basi per la scoperta che egli avrebbe poi realizzato. Molti anni dopo, nel1931, in una conferenza dal titolo "Sogni e realtà" presso la Johns Hopkins University, Baekeland avrebbe dato di quello storico incontro un'interpretazione umoristica: "All'università, la mia scoperta più importante fu che il mio anziano professore di chimica aveva una figlia molto attraente.

Il che portò alla naturale successione degli eventi" da assistente a genero. La prima ricerca di Baekeland ebbe per oggetto lo sviluppo delle lastre fotografiche. Nel 1887 riuscì a trattarle in modo tale che lo sviluppo avveniva dopo averle immerse in acqua. Con questo brevetto cui centinaia avrebbero fatto seguito diede inizio alla sua prima attività commerciale.






Due anni dopo aveva raggiunto una posizione economica tale da consentirgli di proseguire le ricerche negli Stati Uniti, paese che non avrebbe mai più abbandonato. Dopo aver lavorato per breve tempo in una ditta di materiali fotografici, impiantò come chimico un'attività in proprio e fece la scoperta che gli avrebbe permesso di dedicarsi alla composizione delle resine sintetiche per il resto dei suoi giorni: una carta sensibile che poteva essere sviluppata alla luce artificiale. Fino ad allora, lo sviluppo veniva effettuato alla luce del sole, con il risultato che, dato che la luce naturale è praticamente impossibile da regolare, ogni stampa era diversa dall'altra. Baekeland vendette la sua invenzione, la Velox Photographic Printing Paper (carta sensibile Velox) alla Eastman Kodak Company, e, con il ricavato, pote ritirarsi indisturbato nel suo laboratorio privato di Yankers, nei pressi di New York. Lì, nel 1907, inventò la bakelite, la prima resina total mente sintetica.

La bakelite è il prodotto della reazione tra il fenolo, distillato del catrame di carbone fossile, e la formaldeide, preparato chimico che si ottiene dall'alcool metilico. Tale reazione ha luogo ad alte temperature in una caldaia a tenuta d'aria ed è accelerata da un catalizzatore, che non si combina con i due componenti. La reazione dà come primo risultato una massa appiccicosa che però, versata su una superficie liscia, inizia subito a indurirsi, formando una fragile lastra di colore piuttosto pallido, resinoso. Questa viene poi ridotta in polvere, e addizionata con riempitivi quali, ad esempio, I'asbesto, la mica, la farina di legno, il cotone e la carta.




Tali sostanze aumentano la resistenza al calore, riducono la porosità e danno una colorazione al prodotto. Dopo essere stata setacciata e passata attraverso delle tramogge, la miscela viene fatta passare fra due rulli metallci riscaldati, da cui fuoriesce sotto forma di foglio sottile. Viene quindi nuovamente frantumata, tutte le particelle metalliche sono eliminate mediante una calamita. In questa forma granulare, il composto è pronto per essere convertito nel prodotto finito, ed i granuli vengono spesso compressi in tavolette di peso uniforme per facilitarne l'uso.

Il prodotto finale si ottiene ponendo il composto in uno stampo metallico alla temperatura di circa 150° C. Lo stampo viene poi chiuso e sottoposto ad una pressione "pari a sedici locomotive messe l'una sull'altra. Il calore e la pressione fanno fondere la polvere da stampaggio che riempie completamente lo stampo.. Il materiale viscoso indurisce in un tempo che va dai cinque ai dieci minuti, dopodiché può essere tolto dallo stampo. Infine, se necessario, vengono eliminate le impurità. Con un altro metodo, la bakelite fluida viene compressa in uno stampo che è già chiuso, prevenendo così la formazione delle impurità che nel primo metodo si vengono a creare quando si chiude lo stampo dopo l'aggiunta della polvere da stampaggio.
Nella conferenza dal titolo "Sintesi, costituzione ed usi della bakelite", Baekeland spiegava dettagliatamente come fosse giunto alla sua invenzione dopo anni ed anni di esperimenti compiuti da altri scienziati. Alla fine Baekeland riuscì a realizzarla poiché provocò la reazione tra fenolo e formaldeide ad una temperatura di oltre 100°C. I suoi predecessori non avevano avuto il coraggio di farlo, "per il semplice motivo che, se la massa iniziale viene riscaldata a temperatura troppo elevata, emette prodotti gassosi, composti essenzialmente di formaldeide; ciò ,produce nella massa delle bolle, rendendola spugnosa, porosa e inadatta ad usi commerciali". Baekeland risolse il problema "usando una pressione di compensazione esterna". Dunque non deve sorprendere che chiamasse il primo brevetto di questa invenzione "brevetto a calore e pressione". Pochi mesi dopo, nel luglio 1907, il nome "Bakelite" venne protetto da un secondo brevetto.

Parallelamente, ricerche affini a quelle di Baekeland venivano condotte dall'ingegnere elettrotecnico inglese James Swinburne, che, nel 1904, aveva creato a tale scopo la Fireproof Celluloid Syndicate. Quando egli decise di brevettare invenzioni analoghe, scoprì che il collega belga lo aveva appena battuto sul tempo. Tuttavia, egli riuscì a produrre una resina sintetica utilizzabile come lacca molto dura, e le prospettive commerciali del prodotto furono talmente buone che nel 1910 Swinburne trasformò la propria ditta nella Damard Lacquer Company. Nel 1927, assieme ad altre due ditte britanniche, entrò in collaborazione con ij suo ex "rivale". Nacque così una società che, sotto il nome di Bakelite ltd., sfruttò i brevetti di Baekeland in Gran Bretagna.
Nel 1928 venne presentata una nuova resina fenolica. Le ricerche preliminari su questo nuovo tipo di bakelite erano state svolte dal tedesco Raschig. Questa "resina fenolica fusa" si basava sostanzialmente sul procedimento originale, salvo che non era necessario aggiungere riempitivi, in quanto il processo di indurì mento avveniva a temperature più basse (70°80°C) ed in un arco di tempo più lungo. Allo stato solido, la resina non ha il colore nero o scuro che ci è familiare, ma rimane trasparente. Nel corso del processo è possibile aggiungere pigmenti ed il prodotto finale può essere lucidato. Questa "resina fenolica fusa" viene spesso utilizzata per realizzare prodotti decorativi, quali scatole ornamentali, gioielli e componenti per lampade.
Il successo Il 16 maggio 191 3, la American Chemistry Society conferì a ,Baeke!and la Williard Gibbs Medal, un riconoscimento prestigioso da parte dei suoi colleghi, professionisti. In quella occasione, il chimico W.D. Richardson pronunciò un discorso nel quale, riferendosi al "genio del Dott. Baekeland diceva: "Ogni volta che egli ha fatto una scoperta, non si è accontentato della scoperta in se, per quanto essa fosse importante”

Tratto dal libro
" BAKELITE materiale per mille usi" della collezione Becht a cura di Rob Perrée - De Luca Editori